Driving in Even

By Rodolfo ROMEO

Molto spesso si parla di paradiso terrestre con riferimento ad alcuni meravigliosi luoghi che il nostro mondo ci offre in regalo.

Tuttavia, tra quelli che ho avuto la fortuna di visitare, il Costarica è certamente il posto che più si avvicina alla mia personale idea di paradiso. Per chi, come me, è affascinato più dalle opere della natura che da quelle dell’uomo, il Costarica rappresenta una meta imperdibile.

Per questo motivo con gli amici del Moto Club Roma abbiamo chiesto alla MotoRideExperience (che ha ormai maturato una buona esperienza sul territorio) di organizzare un breve viaggio, ovviamente in moto,  “su misura “ per noi e le nostre compagne di vita che, proprio per la facilità del viaggio, non ne hanno voluto sapere di rimanere a casa.

A casa, anzi in garage, sono rimaste le nostre amate compagne di avventura perché sul posto è possibile noleggiare dal concessionario BMW di San Jose (capitale del Costa Rica) moto adatte al percorso e, cioè, una leggera enduro stradale che permette di percorrere agevolmente le molte strade bianche, che in molti casi costituiscono l’unica via di accesso ad alcuni dei luoghi più belli del Paese.

Del resto le percorrenze giornaliere sono abbastanza limitate perché la superficie del Costarica –solo circa 50.000 Kmq-  consente in poche ore di raggiungere la meta prevista senza alcuna fatica. Il bello del Costarica è proprio questo: in un fazzoletto di terra sono racchiuse e custodite con attenzione tutti i sei tipi di foresta tropicale esistenti al mondo, bellissime spiagge tropicali perfettamente attrezzate per il turismo, altre solitarie e selvagge, montagne e vulcani alti 3.500 metri.

Ogni tipo di sistemazione, per tutte le tasche, sono a disposizione per visitatori e viaggiatori.

Dopo un lungo volo aereo e la prima notte passate nella capitale (che sinceramente non offre nulla di indimenticabile), abbiamo “conosciuto” le nostre cavalcature, cinque F700GS ed una G650 Sertao, ed abbiamo subito puntato verso nord attraverso una fitta foresta pluviale che non ha voluto smentire il proprio nome. Ma la temperatura è gradevole e la pioggia dura solamente un’ora e lascia il posto ad un forte sole caldo che dà vita a colori splendenti ed accecanti. L’impressione di tutti è quella di guidare all’interno di un orto botanico e questo ci fa sentire degli intrusi in questa natura lussureggiante dove alberi immensi, sui quali  vivono uccelli ed animali sconosciuti a noi europei, sono i padroni incontrastati. Il Costa Rica, infatti, è la nazione al mondo con la maggiore percentuale di territorio destinata parco naturale.

I due giorni successivi sono dedicati alle montagne ed ai parchi del centro del Paese che comprendono la zona del vulcano Arenal ed il parco nei pressi della cittadina di Monteverde -raggiungibile solamente su strade sterrate, proprio per evitare un eccessivo accesso di turisti- dove è situata una delle poche foreste nebulose del Pianeta. Sembra di essere entrati nel film Avtar: gli alberi sono vere cattedrali che contengono al loro interno numerose forme di vita vegetale ed animale, dipendenti una dall’altra. Sicuramente James Cameron si è ispirato a quegli alberi nella scenografia del suo film.

Lasciata Monteverde la strada bianca scende verso valle e si trasforma in asfalto perfettamente tenuto e modellato apposta per essere appieno goduto e divorato dalle nostre moto. Dolci colline sulle quali corre la strada con continui saliscendi e curve perfettamente raccordate tra loro. Traffico inesistente.

La strada si immette, poi nella mitica Panamericana, la direttrice che congiunge la Patagonia con l’Alaska. Trafficatissima ma affascinate per la presenza di veicoli e trak allestiti per le lunghe percorrenze.

Abbandonata la Panamericana che abbiamo percorso per circa 80 Km in direzione nord puntiamo verso ovest  per raggiungere la Peninsula de Nicoia.

In questa zona sono situate le spiagge più popolari e famose (Plaia El Coco, Plaia Tamarindo, Plaia Carrillo, etc) scelte sia da molti stranieri come dimora definitiva dove godersi la pensione, sia da giovani amanti degli sport acquatici. L’ambiente è comunque rilassato e smart, mai caotico e si alternano baie tranquille con spiagge assolutamente selvagge. Davanti, sul mare, si osserva il passaggio di uccelli marini tra cui i meravigliosi pellicani che volano sfiorando le creste delle onde. Dietro, sulla terraferma, l’attenzione è attratta dalle scimmie che come funamboli passano tra i rami degli alberi in cerca di frutti da mangiare e da un’infinità di uccelli che luccicano per i loro colori splendenti. Negli specchi d’acqua dolce poco all’interno della spiaggia non è difficile incontrare qualche Caimano. Che spettacolo!

Lasciata la Peninsula de Nicoia ritorniamo sui nostri passi per dirigerci a sud sempre sulla costa del Pacifico per far visita alla regione di Puntarenas. Qui si raggiunge uno straordinario equilibrio di bellezza tra la foresta pluviale umida ed il caldo oceano sul quale affaccia. E’ impossibile dire quale sia più affascinante, ma è certo che trovarsi in questa indecisione è meraviglioso. Fuori dalla stanza dell’albergo gironzolano indisturbati iguana grandi un metro (non sono aggressivi, ma è meglio tenere la porta chiusa) sugli alberi scorrazzano le scimmie Cappuccino (le più coraggiose non disdegnano un bagno in piscina) e volano i coloratissimi Tucano, poco più avanti il bianco abbagliante sella spiaggia si tuffa in tutte le sfumature dell’azzurro del mare.

Ma è tempo di lasciare la costa perchè all’interno ci aspettano i 3500 metri del vulcano Irazù. Qui il panorama è, ovviamente, completamente diverso. Impossibile contare le diverse tonalità del verde. Le foreste ed i boschi si alternano a coltivazioni (obbligatoriamente biologiche) di caffè e di frutta tropicale.

Sulle montagne si scontrano le correnti umide dei due oceani ed è facile trovare nebbia e pioggia, ma tutto sommato le nostre leggere tute impermeabili assolvono il loro dovere ed il manto stradale sempre è ben tenuto e non ci sono particolari problemi. Tuttavia la temperatura scende dai 36 gradi della costa agli otto della sommità del Vulcano e dobbiamo coprirci meglio perchè l’abbigliamento tecnico che abbiamo portato è estivo, ma tutto sommato la scelta è stata appropriata.

Ritorniamo in pianura per dire addio, anzi arrivederci, alle nostre moto che, con il loro comportamento sempre adeguato alle nostre necessità, ci hanno fatto affezionare (non ditelo a quelle rimaste a casa, ne sarebbero gelosissime!).

Il viaggio in moto, quindi è finito ma “l’avventura continua”. Poche ore di bus sono sufficienti per raggiungere la costa atlantica, molto più selvaggia ed ancor meno antropizzata. Infatti, sull’Atlantico si affaccia la foresta “amazzonica” più a nord del continente. Vi si accede solo con piccole barche percorrendo alcuni canali navigabili che si addentrano nella foresta sino ad arrivare nella zona chiamata Tortuguero. Infatti la lunghissima spiaggia, del tutto inospitale per attività nautiche per la presenza di grandi squali, di un mare quasi sempre mosso e di forti correnti, viene scelta dalle tartarughe di mare  per la riproduzione e la deposizione delle uova. La schiusa avviene a giugno-luglio ma vi lascio immaginare con quale attenzione la zona viene custodita.

Noi per due giorni siamo ospiti di un bel resort organizzato con ogni confort ed organizzato proprio per poter visitare la zona anche con preparatissime guide che illustrano flora e fauna sella zona e che preparano gli ospiti ad essere svegliati di soprassalto durante la notte dalle scimmie urlatrici. Credetemi che il nome è del tutto appropriato e non sfigurerebbe come sonoro in un film del terrore.

Purtroppo il volo di ritorno non ne vuole sapere di aspettarci e, quindi, con vero rammarico dobbiamo salutare il Costarica: ci attende il freddo inverno a casa che sarà scaldato dal caldo ricordo di questa splendida avventura … in attesa di organizzarne un’altra.

CI RIVEDREMO A FILIPPI *, ANZI A KAVALA

by Rodolfo ROMEO

Evidentemente proprio non si fidano a mandarmi in giro in moto da solo.

Infatti, all’inizio dell’anno, quando ho detto agli amici del Moto Club Roma che il congresso della FimE si sarebbe svolto in Grecia, a Kavala, e che, ovviamente, ci sarei andato in moto, in molti hanno detto “vengo anche io” senza neanche sapere quale sarebbe stato l’itinerario … tanto, di sicuro, ci sarebbe stato di che divertirsi. Si sa che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, ma questa volta alla partenza ci siamo ritrovati in 16 moto e 26 persone!

Comunque, non è stata una novità. E’ ormai tradizione che il Moto Club Roma sia presente al congresso annuale della FimE, così come già avvenuto a Sofia, Opatija, Kiev,  Larnaca, Riga, Istambul, Treviso, Cracovia, sempre una splendida occasione, come se avessimo bisogno di una scusa per visitare posti nuovi e beneficiare della calda accoglienza che le Fnms ci hanno sempre riservato. E poi non fa male vedere un po di moto quando se ne parla tanto …

Ma veniamo al tour di quest’anno. Diciamo subito che, nonostante l’elevato numero dei partecipanti e delle nazioni da attraversare (non è nemmeno pensabile di fare la strada più diretta!) l’organizzazione è perfettamente riuscita e non ci sono stati contrattempi o difficoltà di sorta.

Il gruppo parte da Roma alla volta del porto di Ancona. Svolte le brevi formalità di imbarco, dopo l’ultimo breafing tenutosi a bordo -nel quale sono state ripetute le solite raccomandazioni, come sempre ignorate nel corso del viaggio- la notte trascorre su un mare completamente piatto, ottimo auspicio per la riuscita del viaggio.

L’alba ci mostra la costa della Croazia in tutta sua bellezza. Le miriadi di isole si specchiano in un mare dalle mille sfumature dell’azzurro sul quale affaccia la bella Spalato nella quale sbarchiamo. Questa volta non saremo ospiti del palazzo di Diocleziano -che costituisce la principale attrattiva culturale di Spalto e che ormai conosciamo a memoria- ed imbocchiamo subito la meravigliosa strada litoranea diretti a Sud. Ad ogni curva si aprono scenari di mare ed isole che attraggono come le sirene narrate nell’Odissea e, come moderni Ulisse, ogni pochi metri siamo tentati di buttarci in mare (possibilmente senza moto) per un bagno ed una nuotata in un’acqua e azzurrissima ed immobile come fosse un lago. I piccoli paesi di case bianche con i tetti di tegole color mattone ed i pini verde scuro che arrivano quasi in mare, si specchiano nell’acqua contribuendo a dipingere una tavolozza di colori dalla quale è difficile distogliere lo sguardo.

Dopo circa 160 chilometri lasciamo la litoranea diretti ad Est ed entriamo in Bosnia Erzegovina diretti a Mostar. Lungo la strada una breve deviazione ci porta a Medjugorje che, a parte la suggestione -per chi la avverte- procurata dalle testimonianze circa le apparizioni della Madonna, non è di alcun interesse. Del tutto diversa è Mostar, un posto da non perdere, che mantiene inalterato il suo fascino nonostante il forte afflusso di turisti ed il fatto che siano ancora visibili i segni procurati dalla follia dell’uomo. Il nuovo ponte (da cui prende il nome la città: mostar significa ponte), ricostruito nel 2004 dopo la distruzione a cannonate di quello costruito in stile ottomano dai Turchi nel 1566, ne mantiene certamente l’aspetto ma il pensiero di quello originale mi rattrista non poco. Ricordo nitidamente la prima volta che lo ho visto: era il 1985 in un viaggio con altri due fraterni amici -Camillo e Roberto- che sono presenti anche questa volta. Allora guidavo la mia meravigliosa R100, molti anni, figli e chili in meno. Oggi la GS1200Adv, parecchi chilometri, chili e cc in più, molti capelli persi per strada (sarà colpa del casco?), ma la voglia di viaggiare in moto è la stessa.

Risaliamo in sella (un po più faticosamente di allora) e dopo circa un’ora e mezza, ci riaffacciamo sul mare ed arriviamo nella spettacolare ed affascinante Bubrovnik. Descrivere la bellezza di questa antica città che fu della Repubblica Marinara di Venezia, va ben oltre le mie misere capacità. Lasciate le moto in albergo, quindi, ci sparpagliamo per i vicoli della città vecchia per godere appieno il tramonto e della serata nella moltitudine di piccoli locali, peraltro frequentati da fauna femminile di altissimo livello! Per questo, i pizzichi e le gomitate che riceviamo dalla nostre signore non si contano.

La mattina successiva siamo nuovamente in moto e dopo pochi km entriamo in Montenegro. Lo devo ammettere: io non sono un testimone attendibile quando si tratta di giudicare un determinato luogo, perché quando viaggio in moto, sono entusiasta di tutto ciò che vedo, soprattutto se è differente da quello a cui sono abituato. Comunque, dovete credermi se vi dico che anche il Montenegro riserva inaspettate meraviglie. Le montagne dell’interno, alte anche 3000 metri, coronano canyon e laghi in un continuo avvicendarsi, il tutto collegato da tortuose, piacevoli e divertenti strade, perfettamente tenute. Un vero spasso per chi guida, ma attenzione ai limiti di velocità il cui controllo è zelantemente effettuato da inflessibili gendarmi. Le montagne arrivano direttamente sul mare e, quindi, nel giro di pochi chilometri l’ambiente montano e continentale si trasforma in ambiente marittimo e temperato. La notte la trascorriamo a Tivat (Teodo in Italiano), una piacevolissima cittadina sulle sponde della baia di Kotor il più vasto fiordo del mediterraneo. Indimenticabile! E’ d’obbligo la visita alla vicina città di Kotor (Cattaro in Italiano) la cui parte antica e fortificata è anch’essa di origini veneziane e, perciò, ricorda molto Bubrovnik.

Il giorno dopo la bussola è ancora puntata verso Sud, ma poco prima del confine con l’Albania puntiamo ad Est per superare il monte che delimita la costa Ovest del lago di Scutari. Valicato il passo la vista è mozzafiato. Da una parte il mare Adriatico, dall’altra, a strapiombo, il grande lago -che per metà è in Montenegro e per l’alta metà è in Albania- circondato da austere e altissime montagne le cui vette in inverno sono coperte di neve ed ora, invece, mostrano la roccia bianchissima che si riflette  sulla superficie del lago stesso. La strada in discesa è asfaltata ma ha le dimensioni di un sentiero, tanto che le tre auto che provengono in senso inverso si fermano per consentirci di passare. Una delle strade che segno sulla mia personale lista delle più belle che ho percorso. Scesi al livello del lago, lo costeggiamo in direzione di Podgorizza, ma poco prima dell’ingresso in città pieghiamo ancora a sud verso la frontiera con l’Albania. Le operazioni doganali sono veloci nonostante una lunga fila di Tir che superiamo senza problemi.

Già in frontiera si percepisce chiaramente la simpatia che gli albanesi hanno per gli italiani. Ogni occasione è buona per fare quattro chiacchere come se ci si conoscesse da tanto tempo. Pochi km di una strada larga, scorrevole e perfettamente asfaltata (sulla quale si trovano perfettamente a loro agio anche biciclette e carretti trainati da animali) ed entriamo a Scutari dove alloggiamo nel centralissimo, piccolo ed accoglientissimo hotel Tradita, che ha mantenuto l’architettura e le finiture dì una vecchia fattoria. Le moto ce le fanno posteggiare nel giardino interno, proprio dove ci viene servita una cena strepitosa; di fatto siamo a tavola con le nostre compagne di viaggio, con buona pace per le signore presenti.

Scutari, come del resto tutta l’Albania è per me irriconoscibile. Nel 1994 ho avuto la possibilità e la fortuna di visitarla, sempre in moto con gli amici -alcuni presenti anche stavolta- del Moto Club Roma, su invito della allora nascente associazione motociclistica. Il paese era appena uscito da un lungo e buio periodo di dittatura, che lo aveva completamente isolato dal resto del mondo e, di fatto, ne aveva bloccato lo sviluppo agli inizi del secolo. Fu un’esperienza assolutamente affascinante, un tuffo indietro nel tempo di cento anni. L’Albania non era stata ancora sconvolta dalla crisi che, dopo poco, fu causata dallo scandalo delle finanziarie e procurò una emigrazione di massa.

Oggi è tutto cambiato, direi sicuramente in meglio. Sono stati cancellati si segni di un passato terribile: le case ed i palazzi del potere dell’epoca sono stati smantellati e, soprattutto, sono state demolite le migliaia di bunker che tempestavano ogni parte del territorio, campagne, montagne e spiagge, come le bubboni sulla pelle di un malato di peste. Le strade ora sono degne di questo nome ed ospitano un traffico consistente di ogni tipo di mezzo di locomozione. Il nostro itinerario prevede di attraversare l’Albania in direzione sud-ovest in direzione del lago di Okrid, altra perla dei Balcani sul quale si affaccia anche la Firom.

Entriamo in Grecia, con destinazione la vicina Kastoria, ed è netta la sensazione di essere “a casa”.  L’ospitalità per i Greci non solo è tradizionalmente sacra, ma è evidente, tangibile. Si concretizza il giorno successivo durante la nostra sosta a Edessa. Mentre parcheggiamo le moto lungo un marciapiede di una piccola via, esce da un negozio negozio una signora che, sorridendo, inizia a fare ampi gesti con le mani, rientra all’interno e ne esce sorridente con un grande vassoio pieno di frutta fresca che ci offre avvicinandosi alle nostre moto. Un piccolo gesto di grande ospitalità al quale, sorpresi (ma non tanto: siamo in Grecia!) rispondiamo regalando alla signora qualche adesivo del nostro Club, che accetta ringraziando come se si trattasse di un bene prezioso.

La strada lascia i boschi e le montagne per scendere dolcemente verso il mare. Ecco l’Egeo e la penisola calcidica che protende le sue tre dita verso il largo, quasi volesse toccare, afferrare qualcosa in mezzo al mare: potrebbe essere una piccola isola scambiata (ma in realtà così è) per un prezioso gioiello? Che spettacolo!

Arriviamo a Kavala e di fronte all’Hotel, dove si tiene il congresso, ci aspetta Alessandro Sambuco (che sorride ma certamente è rattristato per non essere venuto in moto con noi),  Stelios e Panos, i nostri “angeli” greci.  La foto sotto le bandiere della FimE è d’obbligo.

Il mattino successivo ci imbarchiamo sul traghetto che, in poco tempo, ci porta all’isola di Tassos dove trascorriamo l’intera giornata tra bagni in incantevoli spiagge e soste in ospitali taverne.

Il venerdì inizia il congresso e per me “la festa” è finita, essendo occupato in una serie di riunioni. Invece, gli altri amici si sparpagliano nelle vicinanze di Kavala alla ricerca, a seconda dei gusti, di splendide spiaggette o di siti archeologici.

Il sabato sera siamo ospiti alla cena di gala durante la quale, come nostra tradizione,  consegniamo alla Federazione greca un piccolo trofeo raffigurante la Lupa Capitolina, simbolo di Roma e del nostro Club,  quale ringraziamento per l’ospitalità ed in ricordo del nostro viaggio. Abbiamo in serbo, anche un’altra sorpresa, stavolta per il Presidente FimE, che viene festosamente accerchiato per la consegna del diploma quale Socio Onorario del Moto Club Roma. La sua sorpresa è evidente e, sono sicuro, gli avrà fatto piacere. Sarà in buona compagnia nell’Albo d’Oro del nostro Club.

Domenica, purtroppo, è tempo di rientrare ma il tempo è tiranno e stavolta percorriamo la strada più diretta: ad Igoumenitsa ci aspetta il traghetto per l’Italia. La strada è comunque piacevole e non ci facciamo mancare una sosta per pranzo a Metsovo per gustare le specialità di carne alla griglia.

Quando in lontananza si scorge nuovamente l’Adriatico il viaggio sembra proprio terminato … ma cerchiamo di sfruttare al meglio le poche ore rimaste. Un l’ultimo bagno in Grecia nella bella spiaggia di Ammoudia -deve sfocia il fiume Acheronte che nell’Eneide segna la porta di accesso degli inferi- ed una cenetta in una tipica taverna Greca.

Pochi chilometri percorsi buio e raggiungiamo il porto di Igoumenitsa per imbarcarci sul traghetto che la mattina seguente ci sbarca a Brindisi.

Una lunga e noiosa cavalcata di circa 600 Km ed eccoci nuovamente a Roma soddisfatti per il bel viaggio e per i ricordi che ci scalderanno le serate invernali nelle riunioni al Club. Il contachilometri parziale, azzerato alla partenza, segna quasi 3.500 Km, ma il viaggio è finito … giusto in tempo per iniziarne un altro.

P.S.

Non è possibile terminare queste note senza ringraziare gli amici del Moto Club Roma la cui esperienza, simpatia ed allegria ha reso il viaggio non solo interessante ma anche piacevole e divertente: Roberto, Enzo, Giorgio, Oreste, Fulvio, Alfonso, Marco, Fabrizio B, Davide, Camillo,  Massimo, Fabrizio M., ed in modo particolare un grazie a Giancarlo, Alberto e Fausto, che hanno con me collaborato nell’organizzazione del viaggio e nella  pianificazione dell’itinerario. Un pensiero va alle nostre compagne di viaggio, quelle a due ruote, che hanno percorso (qualcuna carica come un mulo) complessivamente 56.000 km senza il minimo problema. Sicuramente si sono divertite anche loro. Ah … quasi dimenticavo le nostre compagne di viaggio, quelle in carne ed ossa: Cecilia, Francesca R., Francesca F. Carla, Chiara, Maria Grazia, Luisa, Antonella, Nicoletta e Susanna, le quali, pur di partecipare la viaggio, hanno sopportato, come nulla fosse, le inevitabili battutacce di 16 motociclisti scalmanati (ma non tanto).

*

Filippi oggi è un importante sito archeologico nei pressi di Kavala.

Ci rivedremo a Filippi” è una delle frasi più celebri a noi giunte dall’antichità; secondo la tradizione, a pronunciarla fu il fantasma di Giulio Cesare che così si rivolse a Bruto.

Plutarco racconta che Bruto, ossessionato dai sensi di colpa per aver ordito e partecipato alla congiura nella quale Cesare, che l’amava come un figlio, era stato assassinato, sognò una entità che gli disse:“Sono il tuo cattivo demone, Bruto ci rivedremo a Filippi”.

IL MOTO CLUB ROMA, LA FMI, LA FIM E LA UEM/FIM EUROPA

Nel Moto Club Roma il motociclismo è sempre stato avvertito nel senso più ampio del termine. Non solo una splendida ed appagante attività ludico/sportiva, ma anche un modo di vivere e concepire la moto ed il suo utilizzo a 360 gradi, in tutti i suoi molteplici aspetti.

Non è certo un caso che all’interno del Club siano sorte, spontaneamente e senza altro scopo che quello sportivo e culturale, iniziative all’avanguardia per i tempi in cui sono state pensate, programmate e realizzate.

Alcuni esempi.

– I motoraduni Città Eterna (1982 -1986) che suggerirono un diverso modo di concepire i motoraduni, con programmi di ampio respiro a carattere turistico e culturale, non solamente in moto.

– I corsi di guida sicura (1987) che per primi posero l’attenzione sulla necessità di acquisire una buona tecnica di giuda per condurre la moto in sicurezza.

– I Motoraid e Motorally Città Eterna (1980-86) che portarono in Italia il road book per accompagnare i motociclisti in strada ed in fuoristrada.

– I corsi di guida nelle scuole -sin da quelle medie-, con programmi teorici e prove pratiche, organizzati per le scuole della XX circoscrizione nel 1995.

Queste iniziative sono state poste a disposizione di tutti e principalmente della FMI che, molto spesso, li ha utilizzati e successivamente sono entrati a fare parte della attività “istituzionale”.

Non è certo un caso, quindi, che molti soci del Moto Club Roma siano stati chiamati a ricoprire cariche ed incarichi di assoluto prestigio all’interno della Federazione Motociclistica Italiana (FMI), della Federazione Motociclistica Internazionale (FIM) e di quella Europea (UEM/FIM EUROPE).

Scusandomi in anticipo con coloro che non menzionerò per averli incolpevolmente dimenticati, intendo ricordare:

Dr. Ferruccio COLUCCI – Presidente FMI

Avv. Francesco ZERBI – Presidente FMI e Presidente FIM

Cav. Amilcare ROSSETTI – Consigliere FMI

Cav. Arnolfo SIGNORELLI, Vice Presidente del GCG FMI e Presidente della CTSN FMI

Dr. Vincenzo MAZZI – Segretario Generale FMI, Segretario Generale UEM, Presidente UEM/FIM EUROPA

Ing. Silvio MANICARDI – Membro della commissione tecnica e Sicurezza Stradale FIM.

Dr. Alessandro SAMBUCO – Segretario Generale della UEM/FIM EUROPA e Coordinatore del Settore Tecnico FMI

Alberto LISOTTI – Delegato Regionale del Lazio.

Franco BARTOCCI – Commissario tecnico della Nazionale Italiana Enduro FMI, più volte campione del mondo

Dr. Paolo FRANCISCI – Presidente della Commissione Turistica FMI

Dr. Paolo  SBORDONI – Membro del collegio sindacale FMI

Avv. Rodolfo ROMEO – Membro commissione utenza FMI, Giudice Unico FMI, Membro del Collegio dei Giudici FIM, Presidente del Collegio di Giudici UEM/FIM EUROPA

Dr. Lamberto POGGI – Membro del collegio sindacale UEM/FIM EUROPA

Dr. Franco COLUCCI e Giancarlo BABUSCI – Direttori di gara FMI

Enzo NEGRI – Commissario di Gara FMI, Consigliere Co. Re. Lazio

Valentino GENTILI, Paolo BELTRANI, Tommaso CAPRICCIOLI – Commissari di Gara FMI;

e molti altri che con la loro passione, professionalità e disponibilità hanno dato lustro al motociclismo italiano ed al MOTO CLUB ROMA.

Fabrizio BATTAGLIA

Le “Rosa d’Inverno” degli anni ‘60

Ero un giovane appassionato e socio del MotoClub Roma quando la sede era in via delle Fornaci.

La Rosa d’Inverno era l’appuntamento importante dell’anno.

Eravamo un gruppo di amici possessori di moto inglesi che ci trovavamo quasi tutti i weekend per una gita fuori porta. D’estate direzione Abruzzo e d’inverno costa verso Formia, Gaeta e simile.

Ma a novembre la Rosa d’Inverno era un richiamo irresistibile.

La meta era Milano in occasione della Fiera del Ciclo e Motociclo e con noi arrivavano sempre alcune migliaia di motociclisti da tutta Italia.

Ma noi del Moto Club Roma eravamo sempre tra i vincitori della classifica redatta moltiplicando il numero dei partecipanti di un Motoclub per i chilometri percorsi.

Da Roma erano circa 650 km poiché bisognava percorrere ancora tutta la Cassia fino a Firenze.

Partenza da Roma con il nostro Barbour o Belstaff e svariati strati di pullover di lana, pantaloni pelle o quant’altro si potesse indossare per tenersi caldo. Gli indumenti tecnici di oggi non erano ancora stati inventati!!!!. Ero molto affezionato al mio Belstaff, regalatomi durante una visita alla BSA a Birmingham da Jeff Smith 2 volte Campione del Mondo di Motocross nel 1964 e 1965.

Eravamo molto invidiosi di un professore d’arte svedese (Torgil Magnusson) che aveva trovato chi sa dove degli scaldini che funzionavano con la benzina degli accendini.

Tappa fissa Barberino di Val d’Elsa dallo zio di Augusto Brettoni che aveva una stazione di servizio. Augusto era un giovane corridore con Ducati e BSA, poi pilota ufficiale Laverda anche con la famosa sei cilindri e oggi è un espertissimo restauratore di Laverda. A fianco del distributore c’era una ottima trattoria che faceva delle fiorentine con i fagioli toscanelli che ancora ricordo con piacere. Un bel bicchiere di vino rosso (magari due) per scaldarsi e via di nuovo. Gli etilometri erano nei libri di fantascienza!

Nonostante quello che tramandano le leggende sull’affidabilità delle moto inglesi siamo sempre andati e tornati senza grandi problemi tecnici.

Mi viene alla mente però un episodio che poteva avere conseguenze disastrose. Eravamo in autostrada verso piacenza e c’era una nebbia fittissima. All’improvviso uno del nostro gruppo ci supera velocissimo e tutto sdraiato sul serbatoio. Abbiamo pensato a un tentativo di suicidio perché la visibilità era praticamente nulla e noi procedevamo a non  più di 60 km ora.

Quando abbiamo trovato il “folle” abbiamo capito cosa era successo. Il poveretto era rimasto indietro e aveva accelerato per riprendere la coda del gruppo. Peccato che così facendo gli si erano bloccati i carburatori Amal completamenti aperti.

Lui aveva modificato la posizione della chiave del circuito di accensione e aveva montato uno switch sotto al fanale che usava anche come antifurto. Il fatto che fosse sdraiato sul serbatoio era solo perché stava tentando di spegnere il motore!!!!

Penso che alcuni di questi ricordi facciano sorridere i motociclisti di oggi ma questo era lo spirito con cui molti di noi affrontavano i viaggi con la loro fidata motocicletta (beh fidata forse è un po’ troppo perché alle volte era anche traditrice).

Silvio MANICARDI

MOTOTURISMO

Nel DNA del Moto Club Roma è impresso indelebilmente quello del mototurismo, nella duplice accezione della partecipazione ai motoraduni e dei viaggi in moto.

La sede del Club trabocca dei trofei che nel corso degli anni sono stati conquistati vincendo le classifiche delle varie categorie dei motoraduni di tutta Italia.

Era la fine il 1978 quando mi iscrissi al Club e fui affettuosamente accolto dal compianto Roberto BELLONI -classe 1921- che per prima cosa si preoccupò di avvisarmi dell’indispensabile necessità della mia partecipazione alla Rosa d’Inverno che si sarebbe svolta nel novembre dell’anno successivo. Rimasi perplesso circa la necessità di un così ampio preavviso, ma ancora non sapevo cosa significasse per il Club la partecipazione a questo motoraduno che, all’epoca, si teneva ogni due anni a Milano, in occasione della Fiera del Ciclo e Motociclo.

Effettivamente, la partecipazione alla Rosa d’Inverno era qualcosa di epico, anche per le sempre avverse condizioni meteo, e molto sentita da tutti i soci, compresi quelli che si occupavano di altre discipline: da chi correva in pista a chi praticava il fuoristrada.

Da Roma si partiva il sabato mattina in almeno cento moto e si dormiva fuori Milano per poi entrare in città la domenica mattina presto “in parata” (e completamente congelati), per sottoporsi al controllo dei commissari all’inizio del parco chiuso. Un duello all’ultima moto con i “cugini” del Moto Club Vigili Urbani di Roma che, però, ne uscivano quasi sempre sconfitti, ed ai quali non risparmiavamo amichevoli e satirici sfottò.

Gli aneddoti che si sono succeduti nelle varie partecipazioni alla Rosa d’Inverno basterebbero a riempire le pagine di un intero libro.

Il proliferare dei motoraduni e la conseguente perdita di quel sapore d’avventura misto all’ambiente goliardico che si creava quando si incontravano le stesse persone nei posti più disparati e sperduti della penisola, ha raffreddato l’entusiasmo di tutti noi affezionati frequentatori di raduni.

Due raduni, però, sono rimasti impressi nel programma -non scritto- di ogni anno: la concentrazione al Passo della Cisa, che si svolge a febbraio, ed il raduno di Rovereto, a fine agosto. Si tratta di raduni per intenditori.

Al Passo della Cisa si partecipa sfidando il freddo polare, una occasione perfetta per testare l’abbigliamento tecnico invernale e le diavolerie più originali per combattere il freddo (molto spesso più colorite che efficaci). Oltre ai sempre fidati amici siamo insieme ad altri immancabili compagni di viaggio: pioggia, neve e ghiaccio, per godere della bellezza dell’Appennino Ligure e della Garfagnana, lontano dalla folla che li strangola in estate.

Il raduno di Rovereto, invece, si tiene nella bella stagione ed è una ottima scusa per  lasciarsi sopraffare dall’estasi che procura andare a zonzo in moto per le Alpi. Ad ogni curva il panorama ti apre il cuore, così come il piacere di condividere queste sensazioni con amici carissimi.

Rodolfo ROMEO

Riflessioni per un “centenario”

“Alcune cose saranno sempre più forti del tempo e della distanza, più profonde del linguaggio e delle abitudini: seguire i propri sogno è imparare a essere se stessi, condividendo con gli altri la magia di quella scoperta.”

Sergio Bambarèn

Sono iscritto al Moto Club Roma da poco più di un anno e provo grande soddisfazione ad appartenere al moto club più antico della capitale, nonchè uno dei  più vecchi d’Italia, però il primo pensiero che mi passa per la mente quando penso al MCR è quello di un gruppo di persone che non sono semplicemente consociate in un moto club perchè unite da una grande passione per le due ruote, ma che sono soprattutto legate da  profonda amicizia.

Durante una delle ultime serate del Giovedi,  frequentate regolarmente dallo “zoccolo duro” del MCR , a cui partecipo con grande piacere, ho avuto la conferma della mia impressione perchè si è discusso lungamente per scegliere il tipo di manifestazioni da organizzare in occasione del centenario del MCR e sul senso e significato del MCR; pur esprimendo punti di vista molto differenti e facendo proposte di vario tipo, è emersa la volontà di condividere le scelte e una gran voglia di stare insieme legati da questa bellissima passione per le due ruote.

Mi sono accostato al motociclismo solo da adulto e, con il passare del tempo, mi sento spesso ripetere che dovrei rinunciare a questa attività pericolosa e fisicamente impegnativa, ma solo chi condivide con me questa passione può comprendere cosa significhi compiere un viaggio, più o meno lungo, sulle due ruote; spostarsi in moto significa, per me, provare un grande senso di libertà, e farlo in gruppo aggiunge la sensazione di poter contare sui tuoi compagni di avventura per affrontare meglio la strada e le sue insidie. Durante un viaggio in moto il contatto con la natura ti permette di vivere intensamente il paesaggio che ti circonda godendo di tutti i profumi e i colori che ti scorrono accanto, la moto ti trasmette una piacevole sensazione di potenza e puoi sentire il calore del sole o l’aria gelida di una giornata invernale, è il tuo corpo che conduce il mezzo meccanico, sei protagonista assoluto della strada, tutt’uno con l’ambiente che ti circonda. Le serate al MCR mi permettono di condividere questo mio sentire con chi è in grado di comprenderlo e, in un epoca che va di corsa e non ci lascia il tempo per pensare,  mi consentono di assaporare la bellezza dei rapporti tra persone con passioni comuni e mi danno  il piacere di condividere esperienze sapendo di essere compreso.

Nella difficoltà di creare relazioni umane, tipica del nostro tempo,mi da un grande senso di appagamento sapere di appartenere ad un gruppo che lavora  per conservare e trasmettere i valori dello stare bene insieme condividendo una grande passione.

       

Giovanni Di Donato

VERI UOMINI

Avete presente quel bellissimo film di Wolfang Petrsen, intitolato “U.BOOT 96” (titolo originale Daas Boot) del 1981. Racconta di un sommergibile tedesco che, durante la seconda guerra mondiale, viene colpito da una nave nemica e, in avaria, si adagia sul fondo del mare. L’equipaggio non si perde d’animo e, con i pochi mezzi a disposizione, riescono ad eseguire una difficile riparazione che ha del miracoloso: il sottomarino prende vita, si stacca dal fondale e riprende a navigare verso la salvezza. Il Comandante, con contenuta commozione mista a ad un evidente sentimento di ammirazione verso l’equipaggio, si rivolge al suo fidato Secondo e dice “Con questi uomini si può fare di tutto”.

Questa frase descrive appieno il sentimento che ho sempre provato nei confronti dei miei compagni di viaggio, soci del Moto Club Roma, con i quali ho condiviso i (molti) momenti di euforia e soddisfazione per i risultati e le mete raggiunte, e le (poche) situazioni di paura, difficoltà e sconforto.

E’ indescrivibile la loro capacità di risolvere situazioni ingarbugliate e talvolta pericolose, con assoluta calma, apparente semplicità, sicuro ingegno e genialità, tipico degli uomini concreti, intelligenti senza inutili fronzoli.

Le esperienze che si maturano viaggiando in moto, insieme, su percorsi di ogni tipo in tutto il mondo, per quasi quarant’anni, hanno trasformato i compagni di viaggio in compagni di vita. Amicizie preziosissime che, ormai da tempo, fanno parte integrante della mia stessa esistenza.

A tutti loro, ad ognuno di essi, che tante volte hanno trasformato sogni, anche difficili  

in realtà, voglio esprimere la mia gratitudine, con tutto il mio cuore.

Grazie, per aver condiviso tanti momenti così emozionanti che sono diventati commoventi, proprio per essere stati vissuti insieme, profondamente.

Grazie, per il conforto della loro amicizia che mi ha sostenuto nei momenti difficili.

Grazie, per le tante risate, il costante buon umore e la serenità che la loro fragrante compagnia mi ha sempre procurato.

Ed infine un augurio -che può sembrare ovvio ma che invece sento profondamente: che il calore della nostra autentica amicizia possa accompagnarci ancora per tantissimi anni, infiniti chilometri e mete lontane.

Rodolfo ROMEO  

I 100 ANNI DEL MOTO CLUB ROMA

Il Moto Club Roma ha tagliato il fatidico traguardo dei 100 anni.

Un secolo di storia ricco di successi e di soddisfazioni, che l’ha visto protagonista nell’organizzazione  di importanti manifestazioni e nella crescita di tanti campioni  che hanno dato lustro al motociclismo nazionale e mondiale.

Molti ricordi  mi legano al Moto Club Roma e non saprei  da dove cominciare. Vorrei però citare un episodio  che mi ha particolarmente colpito, perché significativo dell’attaccamento ai colori sociali anche da parte di chi vi aveva militatati molti anni prima.

Una mattina del febbraio 1989  un distinto ed anziano signore tedesco venne a farmi visita presso gli uffici  della Federazione Motociclistica Italiana, ove svolgevo le funzioni di Segretario Generale. Era accompagnato dalla moglie e dall’autista di un taxi che aveva affittato per due intere giornate per mettersi alla ricerca  della vecchia sede del Moto Club Roma, che ricordava in Via del Corso, e di tanti amici motociclisti dei quali aveva da anni perso le tracce.

Era stato, infatti, socio del Moto Club Roma negli ani 1932-33, durante una soggiorno di lavoro di suo padre nella Capitale, e non aveva mai dimenticato quel periodo felice che gli aveva anche  permesso di partecipare ad una Roma-Napoli-Roma, una delle più importanti gare motociclistiche del tempo.

Si chiamava Kolbe (il nome di battesimo non lo ricordo) e la moglie mi aveva quasi supplicato di aiutarlo in questa sua ricerca che era divenuta un’ossessione. Era molto avanti negli anni e, dopo avere lasciato ai figli la gestione dell’azienda di famiglia in Bonn, gli era rimasto il grande desiderio, prima di concludere la sua esistenza, di rivivere per qualche giorno il piacevole sapore di quei pochi anni  trascorsi a Roma per lui indimenticabili..

Non sapevo cosa fare, la sede del Moto Club si era spostata a Piazza Grecia, ma la mattina non era aperta, quindi non sapevo dove indirizzarlo. Gli mostrai allora alcuni numeri della rivista federale dell’epoca  “Il Centauro”, sperando di trovare qualche immagine che avesse potuto fargli affiorare qualche ricordo, poi mi venne un’idea.

Chiesi al tassinaro, che era anch’egli per combinazione un appassionato del nostro sport, di accompagnarlo in Via della Conciliazione al negozio di Amilcare Rossetti, grande gloria del Moto Club Roma, che forse avrebbe potuto aiutarlo a ritornare indietro nel tempo.

Kolbe trovò Rossetti  in compagnia di Arnolfo Signorelli, un altro personaggio storico del Moto Club Roma, e quando lo videro esclamarono entrambi: “Kolbe, cosa ci fai qui?”. Il tedesco, che non si aspettava di essere riconosciuto all’istante, restò interdetto, si commosse e scoppiò in un pianto irrefrenabile. Solo dopo essersi ripreso, riuscì a ripercorrere con  Rossetti e con Signorelli  quei giorni felici della sua permanenza in Italia e di partecipazione alla vita del Moto Club Roma, Riaffiorarono ricordi  e, come d’incanto, tutti e tre si ritrovarono ragazzi.

Tornò nel mio ufficio euforico, non sapeva come ringraziarmi e, come ricompensa, m’invitò suo ospite a Bonn  per una breve vacanza assieme a tutto il personale della Federazione, che aveva anch’esso mostrato interesse alla sua storia.

Il suo volto era radioso, aveva inaspettatamente ritrovato i vecchi amici del “suo” Moto Club, con i quali aveva potuto fare un viaggio a ritroso nel tempo e rivissuto tempi oramai andati Poteva ora tornare soddisfatto in Germania.

Anche sua moglie mi ringraziò, avevo reso felice suo marito.

Vincenzo MAZZI

Lettera di Giancarlo BABUSCI

Sono stato fiero di essere stato Presidente del Moto Club Roma per 17 anni, fino al 2010.

In questi anni, così come negli anni precedenti, ho fatto di tutto per mantenere alto il nome del Moto Club Roma, anche grazie ai tanti amici che con me si sono adoperati per organizzare attività degne di questo centenario sodalizio.

Voglio ricordare che, nonostante la decisione presa in accordo con tutti i soci, di indirizzare l’attività del Club più verso i nostri soci che verso l’esterno, in questi ultimi venti anni non sono mancati i successi anche in campo agonistico.

Abbiamo organizzato alcune gare di enduro sia in campo regionale che nazionale;

nel 1994 abbiamo organizzato la prima prova di Campionato Italiano Motorally, che per la prima volta si svolse in due giorni, con prologo cronometrato e ben tre prove speciali differenti -linea, cross, fettucciato- per complessivi 250 chilometri;

un altro motoraduno Città Eterna, presso la precedente sede della Fiera di Roma, che dopo molti anni ha riproposto i successi ottenuti con i raduni dei primi anni 80;

la partecipazione spesso vittoriosa al alcuni motoraduni, primo fra tutti quello di Rovereto;

la partecipazione di un nutrito gruppo di nostri soci ai Congressi della UEM/FIM-E, che si sono svolti in tutta Europa: Istanbul, Riga, Larnaca, Kiev, Apatia, Sofia, Riga etc, sempre calorosamente accolti dalla Federazione ospitante, alla quale abbiamo sempre regalato la lupa capitolina simbolo della nostra città e del nostro Club;

l’assistenza ad un nostro socio nella partecipazione al Pharaons Rally del 2011 e 2012 ed alla Dakar 2013;

ed altro ancora.

Ma la soddisfazione più grande è stata quella di aver mantenuto all’interno del Moto Club Roma un ambiente di calorosa amicizia di intima e coesione anche grazie all’ingresso di nuovi soci che hanno portato nuovo entusiasmo.

Grazie ai nostri soci, ai membri dei consigli direttivi che si sono succeduti in questi anni, e a tutti coloro che sacrificando il loto tempo libero hanno reso possibile organizzare eventi talvolta estremamente faticosi, il Moto Club Roma può guardare al futuro con la maturità dell’esperienza cementata in oltre cento anni e l’entusiasmo per replicare nei prossimi cento i successi ottenuti.

Giancarlo BABUSCI

GRANDI VIAGGI

Non mi è mai piaciuto guidare di notte, nemmeno in autostrada, figuriamoci su queste strade, ma la burocrazia ci ha fatto ritardare la partenza.

La fievole luce dei fari delle nostre enduro non è sufficiente a fendere il buio pesto e, quindi, viaggiamo appaiati sulla strada sterrata in assoluta solitudine. Sono ore che non vediamo anima viva.

Oreste ed io siamo primi e dietro traballano i fari degli altri tre compagni di viaggio, che si fanno largo nella polvere sollevata dalla nostre ruote.

Ad un tratto Roberto ci sorpassa, ci fa segno di accostare e dice: “E’ da un po’ che non vedo Francesco, torno indietro a vedere”. Rispondo che non è il caso di girare di notte da soli in posti come questo, e che è meglio tornare indietro tutti insieme.

Ripercorriamo la strada in senso inverso e dopo un paio di chilometri, illuminata dai fari del Toyota che ci trasporta l’attrezzatura, vediamo in terra la moto di Francesco e lui appoggiato all’auto che si regge la spalla.

Giancarlo si avvicina e gli chiede cosa sia successo.

Francesco: “ … anche voi siete motociclisti, dove andate?”

Giancarlo: “ Ma Francesco siamo noi, non ci riconosci? Sono Lallo!”

Francesco: “ Lallo? …. Ma dove siamo?”.

Giancarlo: “ Ma come non ti ricordi?…siamo in Etiopia!”

Francesco: “ In Etiopia?! Ma che ci facciamo in Etiopia?”

Bella domanda. Ce la siamo posta centinaia di volte in altrettanti posti diversi.

Quella volta eravamo in avanscoperta per testare, per primi, un viaggio ideato da Avventure Nel Mondo.

I soci del Moto Club Roma hanno attaccato l’adesivo del Club in almeno settanta diverse nazioni, sparse nei cinque continenti. Viaggi di asfalto, sterrati, montagne e sabbia.

Viaggi di cultura, scoperta e talvolta esplorazione, tutti legati dal comune denominatore della curiosità di entrare in contatto con persone e civiltà diverse dalle nostre e dalla sorpresa di scoprire le meraviglie che il mondo offre anche dietro l’angolo o a volte così lontano da rendere indispensabile una attenta e capillare organizzazione.

Nella continua ricerca di posti affascinanti, una parte dei soci hanno maturato una grande esperienza di viaggi in fuoristrada, anche e soprattutto nel deserto.

Molti sono i ricordi legati alle persone che ci hanno fatto da guida, ma direi più propriamente da maestri nell’arte di navigare in pieno deserto. Tra tutti voglio ricordare Franco PICCO, un grande campione, un caro amico, innamorato a tal punto delle moto e del deserto da riuscire a contagiare tutti coloro che con lui hanno condiviso la magia del Sahara.

Un caloroso ringraziamento va anche ai tanti amici che ospitandoci nei loro paesi hanno con noi condiviso l’entusiasmo di scoprire il mondo alla guida di una moto.

Rodolfo ROMEO

P.S. Per la cronaca:

– Francesco aveva investito un somarello, che non si è fatto nulla.

– Il proprietario della bestiola è stato indennizzato con la consistente (per il posto) somma di cinque Euro.

– Lui si è rotto la clavicola, è stato immobilizzato con un bendaggio eseguito da Oreste (che è ortopedico), ma ideato da me (due foulard ed un pezzo di camera d’aria) ed ha proseguito il viaggio in auto, con la moto sul tetto.